Bambina sopravvive a 4 anni di affido presso madre disturbata

In Italia solo il 3% dei bambini vengono affidati ai loro papà, di fronte a quasi un 6% di madri con seri problemi psichici.  Per capire cosa significa questa statistica il dott. Vezzetti ci racconta il caso della figlia dei coniugi G.

Con il parto la madre cade in depressione e dopo due anni è ormai completamente fuori di senno.  I genitori si separano ed il giudice le affida la bambina.  Il padre riesce ad ottenere una perizia psichiatrica, che stabilisce che la madre è affetta da disturbo con importante componente paranoide e possibilità di atti violenti auto-etero diretti.

Il giudice, peritus peritorum, invece di subito proteggere la bambina dispone nuovi accertamenti.  Anche il secondo psichiatra formula una diagnosi molto negativa, ed intanto sono passati 3 anni.

Il giudice, peritus peritorum, invece di proteggere buy drugs la bambina, richiede una terza perizia, e nuovamente viene confermata la gravità della situazione e proposto l’affidamento al padre.  A questo punto la bambina fa la seconda elementare, ha l’insegnante di sostegno, va due volte la settimana dallo psicologo ed una dallo psicomotrista. Soffre di ambliopia all’occhio destro ma la madre paranoide ha l’affido esclusivo e non la fa seguire dall’oculista.

Secondo la pratica dei tribunali italici i bambini con meno di sei anni stanno con le madri.  Solo a sei anni e mezzo la bambina — ormai ritardata, mezza cieca, gravemente compromessa — viene finalmente affidata al suo papà.

Che appena sa che il calvario è finito scoppia a piangere di gioia come un bambino.

[Fonte: “Nel nome dei figli”, Book Sprint Ed., pag. 307, 312, 405]

La violenza sulle madri‏ — di Vittorio Vezzetti

…  Dove sarebbe andato a parare questa volta l’avvocato Aquilani?

“Io voglio farvi il caso di due mie clienti. Una cugina dell’altra, a due anni di distanza l’una dall’altra…  così capirete quanto è ipocrita il sistema.

La prima rimase incinta di un ragazzotto ignorante come una scarpa ma, almeno, pieno di quattrini. Volle tenere il bambino ma il padre si rifiutò di riconoscerlo.

La donna intentò causa di riconoscimento. Lasciamo perdere ogni altra considerazione maligna… il figlio era del ragazzo e avrebbe dovuto riconoscerlo.                                                                                                                            Bene, rimanemmo in causa oltre un anno. Il legale di controparte era un separato. Politicamente impegnato e sempre pronto a elargire sorrisi, aiuti e commenti benevoli alle organizzazioni per l’emancipazione femminile ma… non rifiutò il ricco cliente: pecunia non olet! Venne rigettato il primo test del DNA, cambiarono due giudici… alla fine la mia cliente vinse. E ottenne il riconoscimento di paternità. Bene, sapete cosa decise il giudice? Spese compensate. Anzi, i periti se li dovette pagare la mia cliente. E non erano due lire.

Si vede che era un vizio di famiglia ma anche la seconda cugina rimase ingravidata da un tizio. Senza il becco di un quattrino. Che rifiutò di riconoscere il pargolo.

La donna tenne il figlio. Tra l’altro con qualche problema di salute. Un giorno ella venne da me e mi chiese un parere. Io le online drugs without prescription illustrai la trafila.

Dovetti spiegarle, però, che nell’esperienza precedente -cosa che peraltro conosceva benissimo- alla cugina era rimasto da rifondere un sacco di quattrini. Anche se, a lungo andare, con l’assegno dell’uomo sarebbe riuscita a ripagarsi le spese.

Bene, sapete che mi disse la neo mamma? Guardi avvocato, io di soldi ne ho pochi e il padre del bimbo è un disgraziato morto di fame. Lasciamo perdere. I pochi soldi che ho me li tengo per curare mio figlio che ha pure una brutta malattia.

E così il disgraziato la fece franca. Ecco, nessuno ne parla, ma questa è la vera violenza, sottile ed occulta, del sistema sulle donne. E sui bambini”.

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Dal libro del dott. Vezzetti “Nel nome dei figli” (BookSprint edizioni): il primo romanzo-thriller italiano interamente ambientato nei meandri del Diritto di Famiglia.

Chi ha ucciso il padre del piccolo Paul? — di Vittorio Vezzetti

Un bambino chiede al mondo: perchè sono cresciuto lontano dal mio papà?  In questo capitolo del libro del dott. Vezzetti (BookSprint edizioni) il mondo gli  risponde.  “Nel nome dei figli” è il primo romanzo-thriller italiano interamente ambientato nei meandri del Diritto di Famiglia.  L’autore, esperto riconosciuto nel campo della tutela legale dell’infanzia, ha voluto abbracciare in modo originale il pubblico più vasto possibile elaborando un testo con diversi piani di lettura.

Un primo piano, elementare, basato sul racconto ricco di colpi di scena derivati dall’immaginario patto di sangue tra un anziano legale e un giovane cliente.

Un secondo piano, più complesso, rivolto ai genitori separati e ai professionisti del settore che potranno apprendervi molti dettagli innovativi.

Un terzo piano legato alla riflessione su temi eterni quali il contrasto giustizia assoluta-giustizia degli uomini, quello fra libero arbitrio e destino prederminato, il rapporto uomo-donna nella famiglia e nella società.

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-È colpa tua, papà: sei tu il responsabile della tua assenza. È colpa tua se io son diventato grande senza di te-.

-No- dice il padre- A cavallo del mio mustang io son venuto tutte le volte che il giudice aveva previsto. Io mi sono sempre presentato alla tua porta. Col sole e con la pioggia. Saltando i crotali ed evitando i coyote. Sono andato in caserma e ho fatto le denunce; ho guadato il grande fiume; mi sono azzardato nel territorio degli indiani; sono anche venuto coi gendarmi, ma non c’è stato niente da fare: quella porta non si è mai aperta. E intanto un saguaro mi cresceva nel cuore. No, quella porta non si è mai aperta. E non per colpa mia. Perché io ho implorato il mondo di aprirla, quella porta. Ho pregato Dio. Mi son sentito morire cento, mille volte. Ma da solo non potevo. Anche se sapevo che dietro c’eri tu.

-Allora è colpa vostra!- dice il figlio ai gendarmi – è colpa vostra che sapevate e non avete fatto niente!-

-Ma cosa potevamo fare noi, dovevamo abbattere quella maledetta porta? Per metterti fra le braccia di tuo padre? Non ci si può arrampicare su un cactus. Siam venuti tante volte, anche con lo sceriffo Joshua… abbiamo attraversato il deserto…  e…  avremmo potuto, sì, far rispettare la legge, ma tu ne saresti stato traumatizzato; e poi il giudice Brown ci avrebbe sgridato. Sgridato, sì… Anche se era stato proprio lui a emettere il provvedimento… No, noi non ne abbiamo proprio colpa. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo. Fin dove potevamo. Abbiamo sempre confortato tuo padre, gli abbiamo dato i moduli per le denunce e gli abbiamo offerto il whisky e il sigaro in caserma. Ma di più, credici figliolo, di più non potevamo. E’ difficile buttare giù una porta, ancor di più se aldilà c’è un bambino. La colpa è di chi quella porta l’aveva chiusa-.

-E’ colpa tua, mamma! Tu avevi chiuso quella porta.

-No, la colpa non è mia, cucciolo: io ho fatto quello che la giustizia mi consentiva di fare: la prova è che nessuno, neanche lo sceriffo, si è azzardato a buttarla giù, quella porta. Anche perché nessuno, credimi tesoro, si è mai presentato a prenderti. Nessuno è mai venuto qui al ranch. D’altronde il mio avvocato me lo aveva detto: le porte nel nostro grande paese non si buttano mai giù. Stia tranquilla signora, che è in una botte di ferro. Neanche il più forte dei bisonti sarebbe in grado di fare breccia. Il mio avvocato me l’aveva detto. E ha avuto ragione.

-Quindi è colpa tua avvocato!-

-No, io faccio il mio mestiere e il mio mestiere può essere anche, talora, quello di esasperare le persone; anche solo per ottenere un atto squilibrato. Ma io ho semplicemente dato un consiglio. Tua madre lo ha accettato. Poteva anche non farlo. In fondo, le mie, erano parole scritte nella sabbia del deserto. Io ho solo cercato di far ottenere alla mia cliente, a tua madre, il massimo tornaconto. Per quello ho studiato. Per quello sono pagato. Su quello ho giurato. Io non sono un cow boy, io non ferro i cavalli: ho agito sulla base di quello che ho imparato essere il modo di ragionare del giudice. Su quello ho modellato i miei pareri. Esattamente come le pareti friabili del canyon sono state modellate dai venti dell’altopiano. E non ho sbagliato: prova ne sia che lo psicologo del Tribunale ti ha messo sempre nelle mani di tua madre. Perizia dopo perizia. Denuncia dopo denuncia. Dollaro dopo dollaro-.

-Allora è colpa tua, psicologo!-

-No. Io sono solo il Consulente del Tribunale. Seguo il vento della prateria. E spesso, nel più recondito angolo del mio animo, soprattutto alla sera quando sono solo di fronte al mio whisky, mi sento il lacchè del giudice: io devo dire ciò che il giudice vuole sentirsi dire. Altrimenti non verrò più chiamato nei Tribunali e perderò tanti dollari. Ma non dirlo a nessuno, ragazzo. Ho anch’io una dignità. No. Non è colpa mia se non hai più visto tuo padre: io ho espresso un parere e sono pagato per questo. Un bambino non ha padre. Ha solo una madre. E a percorrere sempre la stessa traccia, si suda meno e non si sbaglia mai. Come le carovane nel deserto, ragazzo. Le carovane che vanno a Tucson. Ma io non sono un magistrato: è il giudice Brown che infine decide, non io. Se tua madre non ti ha consegnato venti, quaranta, cento volte a tuo padre, io non posso farci niente. Io non potevo verificare chi dei due diceva la verità: non sono mica un giudice, io-.

-E’ colpa tua!- dice il ragazzo a voce alta indicando il magistrato – se io sono cresciuto senza un padre: è colpa tua che eri stato informato e non hai mai fatto niente!-

Ma il giudice Brown ribatte : –Io sono oberato di compiti più importanti e meritevoli di attenzione che star dietro a due litigiosi che non hanno mai voluto fumare il calumet della pace; che vedere se un bambino ha veramente due genitori; che pensare a chi dei due genitori garantisce le migliori prospettive di vita. Devo seguire i furti di bestiame, gli assalti degli ultimi indiani alle diligenze e le distillerie clandestine… ho più compiti io che spine un cactus. Non posso stare dietro a tutto, io. Non posso essere esperto di tutto. Pensa che stamane non ho ancora avuto il tempo di bere il mio whisky al saloon, ragazzo. Pensa che a volte non ho neanche il tempo di aprirle le scartoffie. E così mi sono allenato a capirne il contenuto dallo spessore. Non ho più bisogno di aprirli i faldoni, io. E poi, ragazzo, a me hanno insegnato così: che con la separazione un genitore lo si perde quasi sempre ed è meglio, per te, per tutti, che quel genitore sia il padre. Sempre e comunque. Premuroso o menefreghista. E’ questo il tuo buy prescription drugs without prescription supremo interesse. Chi segue sempre la stessa pista non corre il rischio di perdersi. Non chiedermelo dove l’ho studiato e soprattutto dove ho trovato il tempo di studiarlo, ragazzo. Certo non nella Bibbia ma… è così; non è colpa mia se tuo padre è nato Uomo, è nato come un Negro in Alabama, cioè figlio di un Dio minore. Ma, vedi, non mi sbagliavo: anche lo psicologo, prima di andare ad ubriacarsi al saloon, me lo ha confermato. Ho fatto bene ad archiviare tutte le denunce di tuo padre: così tua madre ha dormito serena e tu non sei stato turbato. Questa sera io dormirò tranquillo e la mia coscienza sarà in pace. Come sempre. Domattina mi alzerò e, guardandomi nello specchio, non proverò vergogna. Perché io sono la legge. Io sono la giustizia. Che a volte può e deve essere feroce; come un coguaro. E pungente; come uno sperone. In piena autonomia e indipendenza io sentenziai la tua rovina, è vero: ma lo feci nel nome del popolo!

Ricordalo, ragazzo della prateria. Non fui io a uccidere tuo padre-

Perché alcuni avvocati negano l'Alienazione Genitoriale

Ci sono alcuni — soprattutto gli avversari nelle controversie legali per l’affido dei figli — che affermano che non esiste la PAS, che è solo una teoria, o che è la “teoria di Gardner”. Alcuni sostengono che essa è solo frutto della mia immaginazione. L’argomento principale addotto per giustificare questa posizione è che non appare nel DSM-IV. I comitati del DSM giustamente sono abbastanza conservatori per quanto riguarda l’inclusione dei fenomeni clinici descritti di recente e richiedono molti anni di ricerche e pubblicazioni prima di considerare l’inclusione di un disturbo. Questo è giusto. La PAS esiste! Qualunque avvocato coinvolto in custodie per l’affido dei figli può attestarlo. I professionisti della salute mentale ed i legali coinvolti in tali controversie la osservano. Potrebbero non volerla vedere. Possono dargli un altro nome (come “alienazione genitoriale”). Ma questo non esclude la sua esistenza. Un albero esiste come albero a prescindere dalla reazioni di chi lo guarda. Un albero esiste ancora anche se alcuni potrebbero dargli un altro nome. Se un dizionario selettivamente decide di omettere la parola “albero” dalla sua compilazione di parole, ciò non significa che l’albero non esista. Significa solo che chi ha scritto quel libro ha deciso di non includere quella particolare parola. Allo stesso modo, se qualcuno guarda un albero e dire che l’albero non esiste non fa sparire l’albero. Significa solo che lo spettatore, per qualche ragione, non vuole vederlo. Dire che la PAS non esiste perché non è elencata nel DSM-IV è come dire che la malattia di Lyme nel 1980 non esisteva perché non era elencata. La PAS non è una teoria, è un dato di fatto .
Ma perché questa polemica, in primo luogo? Di solito non si ha una tale controversia per quanto riguarda la maggior parte delle altre entità cliniche in psichiatria. Gli esaminatori possono avere opinioni diverse per quanto riguarda l’eziologia e il trattamento di un disturbo psichiatrico particolare, ma di solito c’è un certo consenso sulla sua esistenza. E questo dovrebbe essere soprattutto il caso di un “disordine” relativamente puro come la PAS, un disturbo che è facilmente diagnosticabile a causa della somiglianza dei sintomi in bambini diversi. Nel corso degli anni, ho ricevuto molte lettere da persone che hanno detto in sostanza: “Il suo libro sulla è inquietante. Lei non mi conosce, ma il suo libro ha descritto quanto accaduto nella mia famiglia. Lei ha scritto il suo libro prima che tutti questi guai iniziassero. È quasi come se avesse previsto cosa sarebbe successo”. Perché, allora,una tale controversia sull’esistenza della PAS? Una spiegazione sta nella situazione in cui la PAS emerge e in cui la diagnosi è fatta: contenziosi viziosi per l’affido dei figli. Una volta che un problema è portato davanti a un tribunale, nel contesto di un procedimento in contraddittorio, conviene ad una parte opporsi a qualunque cosa sostenga la controparte. Un genitore accusato di provocare la PAS in un bambino può avvalersi dei servizi di un avvocato che può invocare l’argomento che non esiste una cosa come la PAS. E se questo avvocato può dimostrare che la PAS non è elencata nel DSM-IV, la posizione è considerata “provata”. In realtà, l’unica cosa provata è che il DSM-IV non elenca ancora la PAS.
Richard A. Gardner, M.D.
Cresskill, New Jersey
June 9, 1999

[Fonte: da http://www.fact.on.ca/Info/pas/misperce.htm]

La lettera di una bambina vittima di alienazione genitoriale

La PAS, come la pedofilia, è gravissimo abuso contro l’infanzia.  C’è chi difende le donne separate che praticano l’Alienazione Parentale (PAS), e cioè plagiano i propri figli fino a far loro odiare i loro padri.  Su un sito in cui si tenta di negare la PAS viene riportato uno scritto attribuito ad una ragazza americana di 14 anni.

Dalla storia deduciamo che da piccola venne privata del vero padre, cui la madre ha sostituito un suo nuovo “uomo”; il padre ha ottenuto che i Giudici proteggessero la figlia, che nel frattempo è diventata una ragazza di 14 anni, cui è stata diagnosticata la PAS.  Nei casi di PAS di grado grave, l’unica soluzione è l’immediato allontanamento dal genitore alienante, misura che spesso viene applicata dopo che tutte le altre strade sono fallite, fra cui il tentare di vedere se i bambini, aiutati da terapeuti, riescono da soli a riprendere contatto con la realtà.   La ragazza scrive su questo sito:

Ho avuto a che fare con molti abusi nella mia vita. Avevo solo 12 anni quando è successo a me. Ho avuto una terapeuta, J.B.. Nel 2009, avevo un appuntamento con lei in modo che potesse determinare se il ricongiungimento col mio padre biologico era possibile o no. Le ho detto almeno 50 volte che lo odiavo, che egli aveva già abusato fisicamente la mia famiglia, e che mai nella mia vita avrei accettato di ricongiungermi a lui. La pregai di non farlo, ma non mi ha ascoltato. Mi afferrò per il polso e prese a trascinarmi fuori dal suo ufficio, mi rinchiusero in una piccola stanza con mio padre biologico, e tutto questo nonostante lei avesse detto che capiva che io non avrei mai voluto ricongiungermi a lui. Ho tirato e tirato e finalmente sono riscita a liberare la mia mano dalla sua presa stretta. Lei si voltò e mi guardò con uno sguardo di puro odio e disgusto. Camminò verso di me e mise la guancia contro la mia e disse che violavo la legge se non avessi voluto stare con il mio padre biologico. Successivamente al Triad Family Services sono stata ancora una volta abusata. Mi è stato detto da tre operatrici che se non avessi fatto incontri protetti con mio padre biologico, mi avrebbero affidata a lui, e non avrei avuto più alcun contatto con mia madre. Ero terrorizzata all’idea che ciò accadesse soprattutto al ricordo di quando io ero sottoposta a regime di affido condiviso. Era sempre ubriaco, fumava, ragione per cui ho una grave forma di asma; una volta ha intrappolato le mie sorelle in un angolo con fuochi d’artificio accesi causò loro vesciche ai piedi e bruciò i loro vestiti. Alla fine ho accettato di andare agli appuntamenti protetti spinta della paura terrificante che avevo provato grazie alle loro minacce. Durante quegli incontri mia sorella ed io siamo state abusate. Mia sorella è stata molestata sessualmente da mio padre biologico ed io sono stata maltrattata verbalmente. Mi sono state dette molte cose tra cui di andare all’inferno. La terapeuta che aveva il dovere di proteggere me, era impegnata a scrivere durate quegli incontri. Io e mia sorella sono state vittime di abusi e non abbiamo assolutamente ricevuto alcuna protezione. Nei successivi incontri, ho accusato l’operatrice e mio padre biologico di tutte le situazioni di abuso che si erano verificati durante gli incontri protetti, essi hanno sostenuto che tutto ciò non era affatto accaduto e che stavo mentendo, quando in realtà non stavo mentendo affatto! Sono stata costretta contro la mia volontà ad essere violentata in un modo tale che nessun bambino dovrebbe affrontare. Non ho avuto nè giustizia nè la libertà in questi ultimi tre anni. Allora vi devo chiedere per l’ultima volta, perché una grande quantità di bambini hanno dovuto far fronte alla sfortuna di dover affrontare i pregiudizi da parte delle autorità? Perché così tante vite sono state rovinate a causa delle decisioni e delle raccomandazioni di molti terapeuti e dei tribunali di famiglia? E perché non vi è stata alcuna giustizia nel nostro paese?

Tutto ciò può avere due interpretazioni, e lasciamo all’intelligenza di chi legge capire quale sia quella giusta:

1)  Secondo femministe ed abusologi, le ragazza e sua sorella sono state realmente abusate e buy prescription drugs online violentate dal loro padre mentre le operatrici dei Servizi assistevano indifferenti o partecipavano.  Pena di morte per il padre pedofilo.

2)  La PAS ha talmente devastato la mente di questa povera ragazza che vede inesistenti abusi, addirittura in una situazione protetta, addirittura dalle tre professioniste.  Per la sua sanità mentale occorre che venga protetta dalla madre alienante.

Per chiudere con una nota positiva, ricordiamo un caso che ha avuto risalto sulla stampa italiana: un bambino rapito ed alienato da una madre descritta come “sofferente di gravi disordini della personalità”.  Abusologi vicini alla donna pubblicavano sui loro siti web le grida di odio del povero bambino contro il papà.  I giudici hanno capito che erano grida di dolore di un bambino cui veniva impedito di esprimere i suoi veri sentimenti, e lo hanno protetto dalla madre: oggi, dopo mesi di cure, il piccolo si sta riprendendo come solo i bambini sanno fare: è felice di stare con il suo papà, di telefonargli quando è lontano.

Speriamo che anche la ragazza possa essere curata, e che venga fermata la gente che ha causato e sta causando tanto male a tanti bambini.

Una domanda ai negazionisti della Alienazione Genitoriale

Galileo dovette abiurare la scoperta che la terra gira attorno al sole; la teoria dell’evoluzione di Darwin è ancora oggi negata da gruppi di ultra-religiosi; i nazisti bruciarono la teoria della relatività dell’ebreo Einstein…

Venendo ai giorni d’oggi, nel 1983 il prof. Montagnier identificò la Sindrome da Immuno-Deficienza Acquisita (AIDS) ma un gruppo di negazionisti, guidati da Eleni Papadopulos, riuscirono a convincere il governo del Sud Africa che l’AIDS non esiste: questa follia ha portato alla morte per AIDS di 330,000 sud-africani, buy drugs online no prescription fra cui molti bambini.

Negli stessi anni, il prof. Gardner identificò la Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS).  Il punto di vista prevalente nella comunità scientifica, in vista di un riconoscimento “ufficiale” nel DSM2013,  è che il fenomeno vada classificato come un disordine piuttosto che come sindrome.  Ma esistono negazionisti che, sulla pelle dei bambini, vogliono negarne l’esistenza!

L’Alienazione Genitoriale è il fenomeno per cui un bambino, coinvolto in una separazione conflittuale e che vive con uno solo dei due genitori che odia e denigra l’altro, finisce con il rifiutare il genitore assente, detto alienato.  Questa forma di avvelenamento psicologico fa leva sull’istinto di sopravvivenza del bambino, che percepisce di non poter esprimere l’affetto per il genitore assente, arrivando a vivere l’odio del genitore alienante ed a credere alle sue denigrazioni.  Ovviamente, si parla di PAS solo se il rifiuto non è giustificabile da reali mancanze, trascuratezze o addirittura violenze del genitore alienato.

Nei casi gravi, l’unica salvezza per il bambino è venire protetto dal genitore alienante ed affidato al genitore alienato, previo un periodo in un luogo neutro (possibilmente parenti) in cui possa ricevere il sostegno psicologico necessario a tornare alla realtà. Oltre al senso di realtà alterato, il bambino alienato e costretto ad odiare uno dei suoi amati genitori rischia anche la perdita della capacità di provare empatia, narcisismo, mancanza di rispetto per le norme sociali, paranoia.

Il Brasile ha recentemente approvato una legge moderata volta a proteggere i bambini brasiliani dall’Alienazione Genitoriale, ed anche per i bambini italiani il nostro Parlamento sta discutendo provvedimenti in materia.

La legge è ferocemente contrastata da alcune lobby (genitori alienanti, i loro avvocati, femministe, abusologi…) ed a questi negazionisti della PAS diciamo: lasciate perdere i toni da crociata e gli attacchi contro la persona del prof. Gardner.   Proviamo a discutere pacatamente i soli punti importanti, sulla base di argomentazioni logiche ed evidenze empiriche:  accettate le due frasi sopra in grassetto?

Interrogazione parlamentare sugli abusologi

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 15
Seduta di annuncio: 178 del 27/06/2007

Firmatari

Primo firmatario: LUCCHESE FRANCESCO PAOLO
Gruppo: UDC (UNIONE DEI DEMOCRATICI CRISTIANI E DEI DEMOCRATICI DI CENTRO)
Data firma: 27/06/2007

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della giustizia, il Ministro per le politiche per la famiglia, il Ministro della pubblica istruzione, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

sempre più fatti di recente cronaca giudiziaria dimostrano come Giudici e pubblici Ministeri fanno sempre più affidamento alle opinioni, perizie e conclusioni di psicologi e psichiatri con l’assunto che grazie alla loro conoscenza sia possibile determinare la colpevolezza o l’innocenza di una persona (vedi casi Cogne, pedofilia a Brescia, pedofilia a Milano, Rignano Flaminio eccetera) senza che queste perizie secondo l’interpellante possano considerarsi prove concrete come dovrebbe essere in un giusto processo;

lo stesso sistema, cioè l’uso di perizie psicologiche e psichiatriche usate a quel che consta all’interpellante come uniche prove, determina le decisioni del Tribunale dei Minori nell’adottare il provvedimento con la formula «urgente e provvisorio» per l’allontanamento dei minori dalle famiglie, diventano gli unici riscontri in fase iniziale per cause di pedofilia: queste perizie si basano secondo l’interpellante non su riscontri oggettivi, come nel caso della criminologia, ma su opinioni degli psicologi e psichiatri;

mentre in Italia è chiaro a tutti che per opere d’ingegneria occorre l’ingegnere, non lo è, invece, per la criminologia; posto che ad occuparsi di crimini non è il criminologo clinico (figura specializzata con corso triennale post-laurea comprendente 22 esami più la tesi di specializzazione, oltre la laurea quadriennale del percorso vecchio ordinamento), ma lo psicologo, lo psichiatra, l’assistente sociale, eccetera. La laurea (in psicologia, medicina, giurisprudenza, lettere o filosofia) era la condizione necessaria per accedere allo studio di criminologia clinica ma insufficiente per potersi occupare di crimine. Abolendo tale specializzazione si è lasciato campo libero a professioni (psicologi e psichiatri) che hanno la pretesa di essere esperti, pretesa mai suffragata da fatti concreti -:

il numero di bambini sottratti alle famiglie e dati in affidamento alle comunità alloggio oscilla tra i 23.000 e i 28.000 con un costo per la comunità di miliardi di euro, senza contare l’indotto in termini di necessità di assistenti sociali, spazi protetti, psicologi e neuropsichiatri infantili;

molti genitori, se vogliono rivedere i loro figli, si devono sottoporre a trattamenti psicologici prolungati ed estenuanti con il ricatto morale di non rivedere più il loro figlio;

quale sia l’entità dei bambini sotto tutela dei servizi sociali e collocati in comunità alloggio o in affido;

quale sia il numero di comunità-alloggio distribuite sul territorio italiano e la loro capacità ricettiva;

quale sia l’entità dei soldi erogati dai Comuni, Province, Regioni e Stato per il mantenimento dei bambini nelle comunità alloggio;

quale sia il tempo medio del procedimento ablativo;

quale sia il numero di bambini che torna nelle famiglie di origine dopo essere stato allontanato;

perché si siano chiuse le scuole di specializzazione post-lauream in criminologia clinica presso le facoltà di medicina e se si intenda ripristinare;

come mai dietro le cattedre di criminologia in Italia, anziché criminologi clinici, siedano quasi tutti psichiatri;

perché anziché promuovere specialisti di criminologia di alto livello si favorisca la nascita di «corsi fast-food», senza rendersi conto che il crimine ed i criminali si aggiornano anche con le tecnologie, mentre le figure che si occupano del crimine in Italia (psicologi, psichiatri, assistenti sociali) non hanno conoscenze ermeneutiche, epistemologiche e scientifiche.

(2-00630)«Lucchese».

Fonte: http://documenti.camera.it/leg15/resoconti/assemblea/html/sed0178/bt11.htm

http://legislature.camera.it/chioschetto.asp?content=/deputati/composizione/leg13/Composizione/schede_/d00326.ASP prescription drugs without a prescription

La legge anti-famiglia

“Distruggi la famiglia, distruggerai la nazione”
“Datemi un bambino per 8 anni e sarà comunista per sempre”
V.I. Lenin, ideologo comunista
Le leggi attuali tentano le donne a sfasciare le loro famiglie promettendo loro vantaggi personali.  Infatti è previsto sia il “diritto” al mantenimento che il “diritto” unilaterale al divorzio, cioè senza che il coniuge abbia nessuna colpa.   Come risultato, il 70% delle separazioni è chiesto da mogli.  Con casi limite, come la signora bolognese che dopo una settimana di matrimonio ha chiesto gli alimenti, ottenendo un vitalizio di 250€ mensili.  Ma lo Stato dovrebbe dovrebbe aiutare le famiglie, non provocare inutili sofferenze ai bambini: chi sono gli idioti che hanno fatto questi leggi?
*      *       *

Le introdusse Vlamidir Lenin, non per idiozia, ma per calcolo politico: con il preciso intento di sfasciare le famiglie.
Durante la rivoluzione russa del 1918, i bolscevichi volevano distruggere il sistema capitalistico-borghese per imporre il Marxismo, secondo cui uomini e donne dovevano lavorare per lo Stato (non per la famiglia), e lo Stato (non la famiglia) doveva educare i figli.  Come scriveva la pre-femminista Alexandra Kollontai: “la madre lavoratrice deve imparare a non distinguere i suoi figli da quelli degli altri, ci sono solo i nostri figli, i figli del Partito Comunista dei Lavoratori”.  Ma queste idee non piacevano alla gente: come fare a proletarizzare la società, facendo credere agli “utili idioti” (così Lenin chiamava i borghesi che credevano alle sue idee), di stare dando loro dei diritti?
Per abolire il denaro, Lenin provocò una enorme svalutazione, che mandò tutti in rovina.
Per abolire la famiglia, Lenin impose la Legge Familiare Bolscevica del 16 settembre 1918, nella quale inventò il “diritto” al divorzio senza colpa del coniuge assieme al “diritto” a farsi mantenere ed al “diritto” all’aborto.
Secondo questa legge bastava mandare una lettera al locale registro per ottenere come mantenimento 1/3 dello stipendio Buy Drugs Without Prescription del marito, senza neanche il bisogno di informarlo. Alcune donne prive di scrupoli ne approfittarono con matrimoni e divorzi ripetuti: sposavano contadini ricchi, e divorziavano obbligando i loro ex-mariti a vendere anche l’ultima mucca per pagarli.  Il Commissario Kursky stabilì che, se una donna non sapeva chi fosse il padre dei figli, poteva scegliere chi dovesse mantenerli.  Altre donne soffrirono per essere state abbandonate come una bottiglia di vodka.  “Alcuni hanno venti matrimoni, una settimana con uno, un mese con un altro. Fanno bambini con tutti e li lasciano per strada”.  Lo Stato, che avrebbe dovuto occuparsi dei bambini, era in bancarotta. I ragazzi vedevano il matrimonio come un gioco, e non era inusuale per un ventenne aver avuto tre o quattro mogli, e per una ventenne tre o quattro aborti.

Visti i risultati, i comunisti cambiarono rotta: reintrodussero il rublo e leggi per evitare lo sfacelo sociale.

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Questi “diritti” Leninisti arrivarono da noi con il 1968, quando era di moda definirsi Marxisti-Leninisti-Maoisti,  negli anni di piombo in cui le Brigate Rosse sparavano su chi si opponeva e lo Stato cercava di scongiurare il pericolo concedendo privilegi a chi occupava le piazze urlando.

Il comunismo è caduto.  Sono rimaste solo le femministe a fare da cane da guardia alle leggi sfascia-famiglie.

Учение всесильно, потому что оно верно: è il momento di voltare pagina.

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Fonti: Mikhail Heller, “Cogs In The Wheel”, New York, Alfred A. Knopf, Inc.

http://www.ejfi.org/Civilization/Civilization-5.htm#communist

http://tcfcreporter.blogspot.com/2008/11/destroy-family-and-you-destroy-society.html

http://highheeledhistorian.com/2010/06/07/soviet-society-under-lenin/

Il sistema delle false accuse

È oggi uno dei peggiori pericoli per i bambini. Ma non è facile parlarne: in attesa di un intervento della magistratura, è come prima di tangentopoli: si sa tutto, ma non è possibile dirlo. Descriviamo quindi un tipico caso immaginario, che assomma le infamie tipiche di tanti casi reali, mettendo in luce le distorsioni ed il giro di affari che alimentano il sistema.

Piercamillo Davigo (uno dei PM che scoperchiarono tangentopoli) dice che per un uomo «è più facile uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile»: il sistema delle false accuse è sessista. Una madre può impadronirsi dei figli, a costo di rovinare loro la vita, in questo modo:

  1. Sottrarre i figli attaccando il padre con false accuse di violenza domestica. In assenza di prove, gli effetti automatici sono: a) lo Stato apre un procedimento penale (in Italia esiste l’obbligatorietà dell’azione penale) che blocca quello per sottrazione di minore; b) lo Stato “tutela il minore” condannandolo ad “incontri protetti” con suo papà (un’ora a settimana in un ufficio dei Servizi Sociali); c) lo Stato paga l’assistenza legale alla sedicente maltrattata. Che può così essere assistita anche nel divorzio da un avvocata di un centro femminista, che ha interesse ideologico ed economico ad inasprire la conflittualità senza pietà per i bambini. La madre può far sparire i figli chiudendosi con loro in una struttura ad indirizzo segreto (mascherata da centro anti-violenza*), in modo da fare colpo sui Giudici ed ottenere altri soldi dallo Stato.
  2. In Italia la Giustizia è lenta e costosa: la manipolatrice approfitta degli anni guadagnati per plagiare i figli, che, strappati dalla loro famiglia e dal loro papà, “sanno” di dipendere dalla sola madre e finiscono per far loro l’odio e le false accuse verso il genitore assente. Questa forma di abuso, che gli psicologi chiamano alienazione genitoriale, spesso provoca ai bambini devianze psico-patologiche ed altri disturbi.  Il sacrificio dei figli aiuta i Giudici a capire che il movente delle accuse era la volontà di impossessamento dei figli e ad evitare che un innocente venga condannato sulla base della sola parola della accusatrice.  Ma, cadute le false accuse, la conclusione più frequente è che i bambini sono persi; la madre mantiene l’affido dei figli, in quanto i Giudici tendono ad accettare il fatto compiuto.
  3. Qualora i Giudici dispongano una perizia psicologica, l’alienatrice può tentare di giustificare le condizioni in cui ha plagiato i figli usandoli per false accuse di pedofilia contro loro padre e/o suoi familiari.  Esistono organizzazioni (mascherate da associazioni anti-pedofilia), con ginecologhe, psicologi ed altri abusologi noti per aver già firmato centinaia di certificati di abusi poi smentiti dai periti dei Tribunali. Nuovamente lo Stato paga l’assistenza legale, ed avvocati senza scrupoli ci guadagnano sopra, anche 100,000€ se riescono a prolungare in appello processi basati sul nulla. Nel frattempo la madre può permettersi di disattendere le decisioni dei Giudici.
  4. Cadute le false accuse, si apre un nuovo pericolo per i bambini. I Giudici decidono di proteggerli allontanandoli da quelle madri che hanno dimostrato di essere irrecuperabili (ad esempio perché mentalmente disturbate) solo quando hanno oramai fatto molto male ai loro figli. I quali possono essere talmente alienati dalla follia pedo-femminista da aver bisogno di un periodo di cure in un luogo neutro. Il rischio è ora di finire in un orfanotrofio (mascherato da casa-famiglia o altro), magari con sotterranei legami economici con le stesse associazioni che la ex-madre considerava sue alleate.  28000 bambini italiani (una cifra senza eguali in altri paesi) sono oggi chiusi in questi centri, che ricevono dallo Stato circa 200€ al giorno per bambino, e quindi tendono a tenerli fino alla maggiore età.

Naturalmente, esiste anche una minoranza di padri colpevoli, così come queste madri malevole sono la minoranza.  Il problema è quella minoranza di organizzazioni che le aiutano, amplificando i loro problemi in tragedie per i bambini.

Sempre più magistrati appaiono consapevoli dell’ondata di false accuse usate per aggirare la legge del 2006 sull’affido condiviso, coincisa con la diffusione di statistiche grottescamente false (“violenza prima causa di morte per le donne”, “un bambino su sei è abusato”…); ci si attende una contro ondata di condanne per calunnia.  Ma occorre prevenire bloccando questa pratica al punto 1.  I cittadini e lo Stato possono aiutare i bambini evitando di donare fondi che possano alimentare il sistema delle false accuse.

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*) Tali problematiche sono state espresse, fra l’altro, da Erin Pizzey (che fondò con ben altri intenti i centri anti-violenza), dal sociologo Gehrard Amendt, dalla giornalista Donna Laframboise. Si veda http://www.centriantiviolenza.it.

Scriviamo al Trubunale dei Minorenni di Lecce. Una mamma cerca suo figlio…

L’interesse superiore del minore e’ di crescere a casa con i propri genitori. Che lo Stato tuteli ed aiuti le famiglie in difficolta’.

Ognuno può usare le parole che crede. Non si deve offendere nessuno. Si deve solo ricordare a chi sembra averlo dimenticato che ogni bambino ha il diritto alla propria infanzia con i propri genitori e che lo Stato deve aiutare affinché questo diritto di ogni bambino sia rispettato.

Bastano pensieri semplici e spontanei che esprimano ed accolgano l’appello della mamma di Kristian.

La storia ed i documenti li trovate su FaceBook qui:

http://www.facebook.com/pages/Aiutatemi-a-ritrovare-mio-figlio-Kristian/134984073181163

Cialis center;”>Inviare mail o fax a:

Tribunale per i Minorenni di Lecce

Fax: 0832 307874

email: tribmin.lecce@giustizia.it

SPECIFICANDO NELL’OGGETTO:

APPELLO PERCHE’ KRISTIAN SIA RESTITUITO ALLA MADRE NATURALE

La foto di Kristian diffusa dalla mamma Cristina Conte (risale a 3 anni fa)

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